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Il mio giocattolo preferito
Dopo qualche anno ci trasferiamo in un nuovo quartiere a Roma, i
Parioli, lontano da quel triangolo che rappresenta il cuore della
più autentica Roma e che mi diede i natali; nella nuova e
grande casa, nell'antico salotto, campeggia un bel pianoforte verticale
che sonnecchia pigramente nell'attesa che qualcuno si accorga di
lui.
E' lo strumento che fu regalato ai miei genitori per il loro matrimonio.
Ma è lì silenzioso, passione nascosta e mai soddisfatta
di mia madre alla quale, per vari motivi familiari e circostanze
sfavorevoli, fu negata la possibilità di studiare musica.
Lei trasferisce questo suo desiderio in mia sorella maggiore Flaminia
che inizia a prendere le lezioni di pianoforte da un'insegnante,
la Prof.ssa Marcella Palazzi, un tenerissimo personaggio del quale
ancora oggi conservo un indelebile ed affettuoso ricordo giovanile.
Al sentire quella grande scatola magica emettere dei suoni così
accattivanti ho un sussulto, e dalla porta del salotto socchiusa
spio cosa succede dentro.
Oramai ogni giorno il mio gioco preferito è diventato quello
e la voglia di mettere le mani su quell'ingombrante mobile nero
lucido si fa sempre più prepotente. Vengo scoperto mentre,
nascosto dietro la porta, seguo con attenzione i primi erudimenti
musicali che la Prof.ssa Palazzi impartisce a mia sorella, e nel
vedere quel piccolo frugoletto stranamente così attento lei
m'invita ad entrare, forse per studiarne le reazioni.
La gioia s'impadronisce di me a tal punto che incomincio a fare
qualche lezione, fino a quando l'insegnante capisce il mio trasporto
verso la musica; chiama mia madre e le comunica che forse sarebbe
meglio farmi fare un regolare corso. Sostituisco mia sorella ed
entro così ufficialmente nel mondo di questa meravigliosa
arte, quello che sognavo ad occhi aperti dietro la porta socchiusa
del salotto.
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